Impugnare un atto di donazione: quando è possibile farlo
Ricevere in eredità meno del previsto o scoprire che parte del patrimonio è stato donato in vita può generare dubbi e tensioni all’interno di una famiglia. Non sempre si tratta di malafede o scorrettezze, ma è importante sapere che esistono situazioni in cui è possibile impugnare un atto di donazione.
Capire quando una donazione può essere contestata e quali sono i passi da seguire può aiutare sia chi teme una lesione della legittima, sia chi vuole tutelare il proprio patrimonio senza creare problemi futuri agli eredi.
Vediamo insieme i casi più comuni, i soggetti coinvolti e cosa fare per agire nel rispetto della legge.
Quando si può impugnare una donazione: i casi previsti dalla legge
Non tutte le donazioni possono essere contestate. La legge prevede specifici casi in cui è possibile avviare un’azione legale, che riguardano soprattutto:
- Invalidità della donazione: l’atto può essere dichiarato nullo se mancano requisiti fondamentali, come la forma scritta con atto pubblico o la presenza di due testimoni.
- Vizi dell’atto di donazione: se il donante non era capace di intendere e di volere, o se è stato indotto con inganno o costrizione, la donazione può essere annullata.
- Donazione lesiva della legittima: se l’atto ha compromesso la quota minima che spetta per legge a certi eredi (i cosiddetti legittimari), questi possono impugnare la donazione dopo l’apertura della successione.
- Revoca della donazione: in alcuni casi (come ingratitudine grave o sopravvenienza di figli) il donante stesso può chiedere la revoca della donazione, se ne ha diritto.
Comprendere bene queste situazioni è il primo passo per valutare se è possibile procedere legalmente.
Chi può contestare una donazione e in quali tempi
Solo determinate persone hanno titolo per impugnare un atto di donazione. In particolare:
- Gli eredi legittimari (coniuge, figli, in mancanza di questi i genitori) possono agire se la donazione ha ridotto o annullato la loro quota di eredità.
- Altri eredi o soggetti interessati possono agire solo in caso di vizi formali o sostanziali dell’atto (es. incapacità del donante o mancanza della forma prevista).
I tempi sono fondamentali: per contestare una donazione lesiva della legittima, si hanno dieci anni dall’apertura della successione. Per l’annullamento per vizi, il termine è di cinque anni dalla scoperta del vizio. In ogni caso, prima si agisce, più è semplice tutelare i propri diritti.
Come procedere per impugnare una donazione in modo efficace
Chi sospetta un’invalidità della donazione o una lesione della legittima dovrebbe seguire un percorso ben preciso. Ecco i passaggi fondamentali:
- Verificare la documentazione: recuperare copia dell’atto di donazione è essenziale. Va controllata la forma, la data, e se è stata fatta con atto pubblico e testimoni.
- Valutare il valore dei beni donati: per capire se l’eredità residua rispetta i diritti dei legittimari, è necessario calcolare l’intero patrimonio del defunto.
- Chiedere una consulenza legale: un avvocato esperto in successioni può valutare la presenza di vizi dell’atto di donazione o eventuali margini per la revoca della donazione.
- Avviare un’azione legale se ci sono gli estremi: si può procedere con un’azione di riduzione o di annullamento dell’atto, a seconda del caso.
Agire con calma e consapevolezza è fondamentale: non sempre un’azione legale è necessaria, ma conoscere i propri diritti permette di evitare decisioni affrettate o dannose.

Avv. Francesca Farina
Avvocato, Foro di Roma · Boschetti Studio Legale
Laureata in Giurisprudenza presso l’Università Roma Tre con tesi in Diritto di Famiglia, ha collaborato con Save the Children nella protezione dei minori. Specializzata in diritto di famiglia, successioni e adozioni internazionali, con un Master in Psicologia Giuridica e Psicopatologia Forense. Dal 2024 guida il team famiglia e successioni di Boschetti Studio Legale.
Albo Avvocati di Roma
Laurea Roma Tre
Save the Children
Master Psicologia Giuridica
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