Uno o due testamenti? Come pianificare la successione quando hai beni in più Paesi
Hai una casa al mare in un altro Paese, o un conto aperto quando vivevi all’estero, e ti stai chiedendo se il testamento fatto in Italia sia sufficiente a sistemare tutto. È una domanda sensata, e la risposta non è sempre la stessa. Ecco, con parole semplici, quando basta un solo testamento e quando conviene averne due, e come pianificare senza lasciare nulla al caso.
Un testamento o due: il dilemma di chi ha beni in più Paesi
Molti italiani, nel corso della vita, accumulano beni oltre confine: una seconda casa acquistata all’estero, un conto rimasto aperto dopo un periodo di lavoro fuori, qualche investimento in un altro Paese. Arrivati al momento di mettere ordine nelle proprie volontà, si presenta un dubbio ricorrente, quello tra uno o due testamenti quando si hanno beni anche all’estero: è sufficiente un unico testamento italiano, oppure conviene farne uno in ciascun Paese in cui si possiede qualcosa?
La domanda non è banale, perché dietro ci sono sistemi giuridici diversi, ciascuno con le proprie regole su come si dispone dei beni e su chi ha diritto a una quota riservata. Chi sceglie la via del testamento unico teme di dimenticare qualcosa o di rendere più complicata la gestione all’estero. Chi opta per più testamenti, uno per Paese, rischia il problema opposto: documenti che si sovrappongono, si contraddicono o, peggio, si annullano a vicenda senza che nessuno se ne accorga fino a quando è troppo tardi.
Non esiste una risposta valida per tutti, perché molto dipende da dove si trovano i beni, da quali Paesi sono coinvolti e da quale legge regolerà la successione. Esistono però criteri chiari per decidere con consapevolezza, ed è proprio la scelta consapevole a fare la differenza tra una pianificazione che protegge la famiglia e una che le lascia in eredità un rompicapo.
Prima di stabilire se servano uno o due testamenti, conviene capire cosa è cambiato, negli ultimi anni, per le successioni che attraversano i confini. È da lì che discende ogni decisione sensata.
Perché il testamento italiano potrebbe non bastare
Il primo istinto è pensare che il testamento redatto in Italia, valido qui, valga automaticamente ovunque. In parte è vero, ma solo in parte, e ignorare quel limite è l’errore da cui nascono le complicazioni. Quando si affronta una successione con beni in più Paesi, il testamento deve fare i conti con ordinamenti che non sempre parlano la stessa lingua giuridica del nostro.
All’interno dell’Unione europea, come vedremo tra poco, esiste un quadro comune che agevola molto il riconoscimento del testamento italiano anche altrove. Il discorso cambia quando i beni si trovano in un Paese estraneo a quel quadro, ad esempio negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in uno Stato che non applica le regole europee sulle successioni. Lì valgono le regole locali, che possono richiedere procedure proprie per dare esecuzione alle volontà del defunto.
Il punto più delicato riguarda i Paesi di common law, dove la trasmissione dell’eredità passa spesso attraverso una procedura, il probate, e figure come l’esecutore incaricato di amministrare i beni. In questi sistemi un testamento italiano non sempre si innesta con facilità, e la sua esecuzione può risultare lenta e costosa se non è accompagnato da un atto pensato per quel contesto.
C’è poi un aspetto pratico da non trascurare: anche quando è valido, un testamento redatto in una lingua e secondo una forma estranee al Paese in cui si trova il bene va tradotto, legalizzato e interpretato da chi non conosce il nostro diritto. Tutto ciò non rende inutile il testamento italiano, ma spiega perché, in certi casi, da solo potrebbe non bastare a garantire una successione fluida oltre confine.
Il Regolamento UE 650/2012: cosa cambia per la successione internazionale
Per capire quando un solo testamento è sufficiente, bisogna conoscere la norma che ha riordinato la materia. Il Regolamento UE 650/2012 si applica alle successioni aperte dal 17 agosto 2015 e ha introdotto due principi che semplificano molto la vita a chi ha beni in più Paesi europei.
Il primo è l’unità della successione: una sola legge regola l’intero patrimonio del defunto, ovunque i beni si trovino, senza spezzare la successione Paese per Paese. Per un italiano che vive stabilmente in Italia, questo significa che sarà la legge italiana a governare tutta la sua eredità, compresi la casa o il conto situati in un altro Stato dell’Unione.
Il secondo principio riguarda la forma del testamento. Il regolamento accoglie un criterio di ampio favore: una disposizione scritta è valida quanto alla forma se rispetta la legge di uno tra diversi Paesi collegati alla persona, come quello in cui il testamento è stato redatto, quello di cittadinanza, di domicilio o di residenza abituale, oppure, per gli immobili, quello in cui il bene si trova. In pratica, un testamento redatto correttamente in Italia difficilmente potrà essere contestato per un vizio di forma, ed è riconosciuto sul piano formale anche negli altri Stati vincolati dal regolamento, senza bisogno di rifarlo secondo le forme locali.
Il risultato è che, quando i beni si trovano tutti in Paesi europei che applicano queste regole, un unico testamento italiano ben fatto, con le indicazioni giuste, è spesso più che sufficiente a disporre di tutto il patrimonio. È fuori da quel perimetro, come abbiamo visto, che la prudenza suggerisce soluzioni diverse.
La professio iuris: come scegliere la legge applicabile alla tua successione
Uno degli strumenti più utili che il regolamento mette a disposizione è la possibilità di scegliere la legge che regolerà la propria successione. Si chiama professio iuris, ed è particolarmente preziosa per chi ha legami con più Paesi. La regola è semplice: ciascuno può designare, come legge applicabile all’intera successione, quella dello Stato di cui è cittadino, considerata al momento della scelta o al momento della morte.
Per un italiano il vantaggio è evidente. Se oggi vive in Italia ma domani potrebbe trasferirsi all’estero, senza una scelta espressa la sua eredità finirebbe regolata dalla legge del Paese in cui avrà la residenza abituale al momento della morte, con regole magari molto diverse dalle nostre su chi eredita e in quali quote. Indicando invece la legge italiana attraverso la professio iuris, mette al riparo la propria successione da sorprese e assicura, ad esempio, la protezione che il nostro ordinamento riserva ai figli e al coniuge.
La scelta non si presume: deve essere espressa, e il luogo naturale in cui compierla è proprio il testamento. Basta una clausola chiara, ma va formulata con cura, perché un’indicazione ambigua rischia di non produrre l’effetto voluto.
È qui che l’assistenza dello Studio incide concretamente. Inseriamo e calibriamo la clausola di scelta della legge nel testamento, verificando che sia valida e coerente con l’intera pianificazione, così che la legge desiderata governi davvero la successione. Una volta compiuta e messa nero su bianco, la scelta accompagna il testatore ovunque si sposti negli anni, e sostituisce un margine di incertezza con una certezza destinata a durare.
Quando conviene avere due testamenti separati
Se in molti casi un solo testamento basta, ci sono situazioni in cui averne due, coordinati, è la soluzione migliore. Il caso tipico è quello di chi possiede beni in un Paese che non applica le regole europee sulle successioni, o in un ordinamento di common law dove l’eredità passa attraverso una procedura locale. Lì un testamento redatto secondo le forme del posto, e affidato a un professionista che le conosce, rende l’esecuzione più rapida e meno costosa, evitando che gli eredi restino impigliati in adempimenti stranieri.
L’idea è semplice: un testamento per i beni in Italia e uno per i beni situati nell’altro Paese, ciascuno pensato per funzionare al meglio nel proprio contesto. I vantaggi sono concreti, dalla maggiore fluidità delle pratiche alla riduzione dei tempi di trasferimento dei beni agli eredi.
Qui però si nasconde l’insidia più grande, e va detta con chiarezza. I testamenti contengono spesso una formula con cui si revoca ogni disposizione precedente. Se il secondo testamento la include senza accorgimenti, cancella il primo, e ci si ritrova con una sola volontà valida al posto delle due che si volevano. È un errore purtroppo frequente, che si scopre solo alla morte, quando non è più rimediabile.
Per questo due testamenti non vanno mai scritti in modo indipendente. Ciascuno deve limitare espressamente il proprio ambito ai beni di un determinato Paese e richiamare l’esistenza dell’altro, in modo che convivano senza annullarsi. Avere due testamenti è utile, ma solo se sono progettati insieme, come due pezzi di un unico disegno.
Come coordinare la pianificazione tra due sistemi legali
Che si scelga un testamento o due, il vero fattore di riuscita è il coordinamento. Una pianificazione successoria internazionale ben fatta non è la somma di documenti scritti separatamente, ma un disegno unitario che tiene insieme due sistemi legali e li fa dialogare.
Il primo passo è fissare la regia giuridica: stabilire quale legge governerà la successione, se avvalersi della professio iuris e come, e verificare che le quote riservate ai legittimari siano rispettate in coerenza con l’ordinamento prescelto. Segue la mappatura del patrimonio, Paese per Paese, per decidere quale bene conviene affidare a quale testamento e con quali forme. Poi viene la scrittura vera e propria, con clausole che si incastrano invece di sovrapporsi.
Non va dimenticato il profilo fiscale. Un patrimonio distribuito in più Stati può incontrare imposte di successione in ciascuno di essi, e una pianificazione avveduta tiene conto fin dall’inizio di questo aspetto, per evitare duplicazioni e sorprese al momento del passaggio agli eredi.
È un lavoro che richiede di conoscere entrambi i mondi. Lo Studio lo affronta collaborando con notai e legali di fiducia nei Paesi coinvolti, che convalidano ciascun testamento secondo le regole di casa propria e ne verificano la tenuta reciproca, così che le formalità di un ordinamento non facciano inciampare le disposizioni destinate a valere in un altro. Se hai beni in Italia e all’estero e vuoi mettere ordine nelle tue volontà, il team di Family Law Boschetti ti affianca nel costruire una pianificazione su misura, così che il tuo patrimonio arrivi a chi ami senza ostacoli, in qualunque Paese si trovi.

Avv. Francesca Farina
Avvocato, Foro di Roma · Boschetti Studio Legale
Laureata in Giurisprudenza presso l’Università Roma Tre con tesi in Diritto di Famiglia, ha collaborato con Save the Children nella protezione dei minori. Specializzata in diritto di famiglia, successioni e adozioni internazionali, con un Master in Psicologia Giuridica e Psicopatologia Forense. Dal 2024 guida il team famiglia e successioni di Boschetti Studio Legale.
Albo Avvocati di Roma
Laurea Roma Tre
Save the Children
Master Psicologia Giuridica
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